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Paese

Dati Generali
Il paese di Baunei
Il suo territorio è tra i più straordinari dell’intera regione: dalla costa con le sue falesie, le più alte del mediterraneo, alle valli carsiche; dalla voragine del Golgo (la più profonda d’Europa con i suoi quasi 300 metri di profondità) al mare, è un susseguirsi di paesaggi mozzafiato. Particolare anche il paese che, nonostante si trovi vicino al mare, ha un aspetto montano per via di un muraglione calcareo che sovrasta il paese.Baunei, da sempre a vocazione pastorale, punta oggi sulla valorizzazione dell’immenso patrimonio naturale che sembra coinvolgere ogni anno sempre un maggio numero di turisti.
Il territorio di Baunei
Altitudine: 0/1024 m
Superficie: 216,45 Kmq
Popolazione: 3886
Maschi: 1878 - Femmine: 2008
Numero di famiglie: 1472
Densità di abitanti: 17,95 per kmq
Farmacia: via Amsicora, 8 - tel. 0782 610847
Guardia medica: via Orientale Sarda, 181 - tel. 0782 610652
Carabinieri: (Triei) via Orientale Sarda 250, tel. 0782 610825

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Storia

BAUNÈI o BAONÈI, villaggio della Sardegna nella provincia di Lanusèi, distretto di Trièi, tappa (uffizio d’insinuazione) della Ogliastra. Comprendesi nell’antico dipartimento, o giudicato della Ogliastra.

È situato sulla costa meridionale di Montessanto in certo seno, dove è protetto dai venti di levante e tramontana. Guarda il mezzodì, e quindi va il terreno ad avvallarsi con precipitosa pendenza, e con una superficie assai scabra, in cui è la via piena di rischio se abbiasi a portar dei pesi al piano, ardua se debbasi poggiare. Credesi che questa popolazione abbia cominciato ad esistere nel correre del secolo decimo, e ripeta l’origine dalla famiglia d’un capraro, che ivi siasi stabilito come in regione d’ottimi e copiosi pascoli; e, sebbene sieno già trascorse tante età, pretendesi dimostrare le vestigie della casa, che fu fabbricata ed abitata dal primiero colono.

Le abitazioni sono (an. 1833) 350, delle quali nessuna considerevole, e la massima parte così meschine, da doversi più giustamente dir tuguri e tane, che case; le strade oltrechè furono mal tirate, e con tanto moltiplicati torcimenti, quanti ne cagiona la disordinata collocazione e riunione delle case in isole, sono scoscese e sassose; che però siccome quelle, che portano agli altri comuni della provincia e fuori, si potrebbero rendere meno disagevoli.

I baonesi sono gente di costumi semplici, ed assai laboriosa. Il Cetti nella sua Storia naturale della Sardegna scrive dei medesimi insigne e non volgari laudi, ed è da confessarsi, che dopo scorse tante decine d’anni, comparisce ancora agli occhi di tutti il merito delle medesime. Ivi non scienza trovasi, ma innocenza, fede e fatica. Non vi si contrae, che a voce, non si afferma, che col , nè altra forma di negazione è in uso, che il no. Si adora la verità, ed è un peccato ignominioso il non conformarvisi con tutti i modi in ogni qualunque stato di cose. L’ozio è un delitto, e le mani femminili incalliscono con la zappa a gara col sesso forte. Con questi elementi si potrebbe qualche cosa comporre di meglio, che sia la presente condizione. L’opera sarebbe agevole, e degna d’un ministro ecclesiastico, che avesse la necessaria sapienza, ed anche dall’esempio di molti degnissimi sacerdoti, che onorano la religione, e beneficano la patria, persuaso fosse esser pure di sua messione di promovere i popoli alla civilizzazione, moltiplicarne i comodi, e render la loro vita più agiata.

Tra quelli che praticano i più ordinari e facili mestieri, sono assai numerosi i legnajuoli e segatori, anzi è questa la principale come la più lucrosa professione. Dei fabbri ferrari alcuni attendono a lavorare opere gentili per questo e per altri paesi. Le donne quando siano spiccie da altre più pressanti faccende, siedono a lavorare panno lano e lino ne’ telai, e di questi se ne annoverano non meno di 300. Esse non vestono con tanta cura e studio, con quanto si abbigliano le ogliastrine della maremma. Alcune delle medesime, che una immaginazione vivace, un cuor sensibile, un orecchio musico, ed una straordinaria facilità di produrre i propri sentimenti formò alla poesia estemporanea, quando aggiungono al periodo della vecchiezza assumono l’uffizio di prefiche, ed eseguono il solenne compianto.

Vi è stabilito un consiglio composto dalle più probe ed assennate persone per l’amministrazione delle cose comuni, una giunta sull’azienda agraria o monte di soccorso, e per la istruzione una scuola normale, che frequentasi da circa 15 fanciulli.

Governasi questo popolo nello spirituale dal vescovo della Ogliastra. La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Pietro apostolo. Due sacerdoti hanno la cura delle anime; prima della ristaurazione della diocesi erano più, ed il principale non vicario, come al presente, ma si qualificava rettore. Niente vi ha che sia degno di essere rimarcato nel materiale di questa chiesa, e negli ornamenti; anzi è di questi affatto priva, e scarseggia dei sacri arredi di maggior uso. Il cimiterio le è contiguo, in modo però che resta fuori dell’abitato. La principale festa, che si celebri con molta frequenza dai circostanti paesi, è in onore di s. Nicolao vescovo di Bari.

Quattro sono le chiese rurali, delle quali due trovansi sulla montagna di Montessanto. Una nella regione appellata Gorgo, è dedicata a s. Pietro apostolo; l’altra in quella cognominata Èrtili, è sotto la invocazione di s. Giovanni evangelista. Sono distanti tra loro due ore, e dal paese questa quattro e mezzo, quella tre. Per la festa dei titolari concorrevi molta gente e dalla Ogliastra, e da altri dipartimenti. Per quella di s. Pietro si corre il palio, e si apparecchia un pranzo pubblico. A ciò si macellano ottanta caproni, che si cuocono in gran forno presso alla chiesa. Di un brano di questa carne, e d’un pane bianco sono provveduti quanti vi si presentano. Molto sontuosa ella è pure la festa di s. Giovanni, per la quale si quotizzano in danaro, capi di bestiame, e farina i pastori delle circostanti cussorgie.

La terza chiesa rurale è consacrata a s. Lussorio m. sardo, e trovasi sulla via al casale di Ardali in distanza da Baunèi di mezz’ora. Vi si festeggia addì 21 agosto con molto concorso dai paesi limitrofi.

La quarta a distanza d’un ora sorge presso il lido, ed è dedicata alla Nostra Donna con l’appellazione di s. Maria Navarresa. La ragione della quale trovasi negli annali del Fara, da cui si riferisce circa all’anno 1052, esser qua approdata dopo gli errori d’una malaugurata navigazione una figlia del re di Navarra (che sarebbe Garzia IV, da che il regno di Sancio IV si comincia dal 1054), e stanca dai travagli e pericoli delle tempeste, avervi collocato il seggio, e fondato per voto un tempio in onore della Nostra Donna; poco dopo per la malignità del cielo, onde nacque gran mortalità fra i suoi, essersene partita, e andata a stabilire sul lido occidentale dell’isola, nel giudicato di Arborèa, e contrada di Sinis, dove abbia abitato un paese desolato già dai saraceni. Gli è vero che il Fara non conforta questa narrazione di alcuna autorità; ma sol perciò non la vorrà rigettare chi rifletta, che delle maggiori rivoluzioni politiche della Sardegna intorno a quest’epoca, appena trovasi qualche oscuro cenno negli scrittori. Che se mancano i monumenti, soccorre la tradizione dei popoli vicini consenziente con quanto lasciò notato il nostro annalista. Confrontando poi questa notizia con la Storia Sarda, e con quella di Spagna, non si vedrà sorgere alcuna ragione per dubitare della probabilità del fatto e delle sue circostanze. Potrebbe la fuga di questa principessa essere stata cagionata o da qualche accidente domestico, o dalle pressure dei saraceni, che sebbene volgendo que’ tempi perdessero ogni dì terreno, sospinti dai cristiani, non ostante può essere stata qualche variazione di sorte, per cui siasi ridestato, ancorchè per poco, il terrore in petto di costoro. Nell’anno poi segnato dal Fara era già la Sardegna di nuovo liberata dalla occupazione di Museto, o il vecchio fosse, o altro dello stesso nome, e perciò ben vi si potea scegliere alloggio ospitale da chi massimamente fuggisse da quei barbari. Niente ancora vedesi di improbabilità nel di lei secondo stabilimento alla parte contraria dell’isola presso la metropoli d’Arborèa Tarros. E veramente doveansi ivi trovare dei paesi desolati, se solo due anni addietro Museto passando furioso per quelle contrade, dopo prostrate le forze dei pisani e dei sardi, tutto distruggeva, e forse crollava la stessa Tarros, che vediamo alcuni anni dopo abbandonata.

In questa chiesa si solennizzavano due feste, una li 25 marzo l’altra con maggiore splendidezza e concorso, e con gli usati pubblici divertimenti e spettacoli, addì 15 agosto, contribuendo alle medesime il comune di Lotzorài. Ora se n’è dimessa la celebrazione per interdetto provocato dai gravi disordini, che sempre vi facea nascere il perpetuo non mai definito litigio di giurisdizione tra i baonesi, e lotzoraini, pretendendo sì gli uni, come gli altri, di aver diritto esclusivo sul territorio, dove è la chiesa.

Rilevasi dai libri di chiesa, che ordinariamente contraggonsi all’anno 10 matrimoni, nascono 30 e mujono 20. Nel censimento ecclesiastico del 1826, il totale delle anime presentavasi nel numero 1347: sette anni dopo le medesime sommavano a 1420, distribuite in 307 famiglie. Le malattie fatali sono le infiammazioni, e le perniciose.

Il clima è temperatissimo, fuorchè d’estate: le pioggie sono assai frequenti d’inverno, ma rare le nevi, e senza consistenza. Il vento che più molesta è il ponente, quel che più danneggia, perchè spesso nuoce anche alla salute per lo trasporto delle esalazioni miasmatiche delle terre basse d’Ogliastra, è quello che spira dalla parte australe.

Se la semplicità dei costumi e la innocenza di questo popolo rinnova allo spirito le belle immagini della prima età della specie umana, il loro più ordinario vitto ne rende più larga la rassomiglianza. Sebbene non sia il solo in Sardegna, che mangi pane di ghianda, è però il solo, in cui più comune ne sia l’uso, e più continuato: con ciò sia che per la maggior parte dell’anno non si alimentino d’altro. Il singolar modo di farlo merita di essere con brevi parole significato. Sopra il fuoco in una pentola con acqua decantata da ceneri di vegetabili e da certa argilla mettonsi le ghiande sbucciate. Il ranno è ad addolcire alquando l’asprezza di queste frutta, lo immisto e glutine, che fu tolto dalla argilla, a dar tenacità alla materia. Poichè questa da una continuata rimesta sia ben disciolta, ed il liquido che ne risulta abbia il necessario grado di cozione, che segnasi dall’aquistato color rossoscuro imitante quel della cioccolatta, allora si lascia rappigliare. La pasta, che se ne ottiene, vien disseccata al sole, e ridotta in panetti, o in fette, mangiasi con formaggio, lardo, o carne, e tanto volentieri, quanto i contadini delle regioni granifere gustano il più bel pane di fior di farina, o il più saporito pan di sappa. Quest’arte non par conosciuta a quelle genti di Spagna, Africa, America ed Asia, che traggono il vitto dalle stesse piante. Le donne baonesi ne portano in altri paesi, principalmente in Tortolì, e lo vendono più caro, che se fosse di farina scelta. Se ne manda in dono, e si pregia come una cosa singolare.

La superficie delle terre di Baunèi valutasi a circa 140 m. q. Una piccola porzione della medesima è nel piano, dove, tolte le lande, resterà coltivabile un’area capace di 400 starelli di semenza, che equivale ad ari 15,944. La massima estensione è nel convesso di Montessanto.

L’agricoltura, sebbene poco favorita dalla località, potrebbe essere in miglior grado, se si sapesse profittare di tutti gli spazi, che la permettono e se una saggia industria si estendesse ad altri oggetti fuor di quelli, a cui si mira. La seminagione (an. 1833) impiegava soli 300 starelli, dei quali 80 in grano, 100 in orzo, 50 in fave e cicerchie, ed il restante in lino. La fruttificazione ordinaria ascende al decuplo. Di lino se ne raccoglie circa 200 cantari. (N. B. Ragguaglia il cantaro a chilogrammi 40,65).

L’azienda agraria è pur essa ben tenue. Lo stabilimento del fondo granatico portava star. di grano 250; quello del nummario lire sarde 267.2. Nello stato del 1833 rappresentavasi il primo dalla cifra 1000, il secondo da lire sarde 269.3.11. (N. B. Ragguaglia lo starello a litri 49,20: la lira sarda a lire nuove 1.92). Le donne, sopra il lino ed i legumi, coltivano alcune erbe e piante ortensi, in che però non pongono molta diligenza. Non si conosce ancora la moltiplice utilità delle patate, e renderebbe a questo popolo un gran servigio chi ne insegnasse la coltura, alla quale molto deve stimarsi confacciano queste terre montane. Ei pare, che senza molte persuasioni le vorrebbero sostituire alle ghiande, che dopo ancora la su descritta manipolazione sono alquanto asprigne. Nella felice posizione in cui sono di rincontro al meriggio, vengon molto prosperamente le vigne. I vini non scapitano nella comparazione con gli altri di questa provincia, che ha il vanto di vinifera. Il cannonàto è assai soave, e molto pregiasi. Si vende per due settimi del ricolto: uno si brucia ad acquavite, e la quantità totale si può calcolare a 35,000 quartieri. (N. B. Ragguaglia il quartiere a litri cinque, che sono altrettante pinte sarde antiche senza alcun più o meno).

Nei poderi tra li filari delle viti vegetano qua e là degli alberi fruttiferi delle specie dei peri, prugni, castagni, noci, ecc., e si può calcolarne l’intiero numero complessivo a 3000 individui. Oltre queste chiuse ve n’ha altre 150, che sono piccole tanche, che si sogliono sementare. La loro superficie potrà capire circa altrettanti starelli.

La selva è foltissima, largamente estesa, e forse adombreggia per cinque seste l’area territoriale raffigurata ad un triangolo, nella quale non si potrebbero annoverare meno di 25 milioni d’alberi in pieno sviluppo, che potrebbero patire un taglio per materiali da grandi costruzioni. La specie dominante delle piante ghiandifere è l’elce. Dopo questa l’altra più comune è il ginepro. Se ne tagliano pali, e si preparano travi e travicelli, che vendonsi in Tortolì, onde passano nel commercio estero e nella capitale. A computare per un’esatta media il profitto, che ne percevono i baonesi, mancano sufficienti dati: tuttavia si può con molta approssimazione portarlo alla somma di scudi sardi 1350 all’anno. (N. B. Ragguaglia lo scudo sardo a l. n. 4.80). Che se si potesse mai superare la disagevolezza del trasporto, la medesima potrebbesi moltiplicare tre e quattro volte. Gli altri vegetabili, che in gran numero trovansi per queste selve e lande, sono il cistio, il lentisco, e gli olivastri. Dal lentisco spremesi un poco d’olio con facil arte; gli olivastri non son curati.

Sorge, come è stato detto, in questo territorio la massa imponente di Montessanto, formata tutta di roccie calcaree secondarie. È di una considerevole altezza, e sul dosso vi si stende qualche pianura. A sirocco-levante del paese, a distanza di due ore e mezzo, vanno sorgendo dei colli, che si congiungono con quella eminenza di maniera che formasi un ramo, la cui punta va quasi in direzione all’austro sino al promontorio di s. Maria Navarresa. Un miglio a tramontana di questo punto elevasi una rupe in forma d’una piramide affatto distaccata dalla costa. È conosciuta sotto il nome, che ben le conviene, di Aguglia, o Agugliastra, ed indi venne la vera appellazione della provincia, che primitivamente non Ogliastra, ma era Agugliastra, come la nominava il Fara, e gli altri antichi.

Questa regione non scarseggia di minerali, e quando sarà ben esaminata, si riconosceranno delle altre sostanze, oltre le già notate nella presente sarda mineralogia. Nel luogo detto Frandìo a due ore e mezzo dal paese lavorasi a scavare una miniera di rame per conto di una società. Le roccie si bruciano per calcina, la quale molto pregiasi per la lega.

Sono le selve di Montessanto popolate dalle solite specie, che dappertutto per le terre boschive dell’isola si ritrovano, dirò cinghiali, cervi, daini, volpi, martore, lepri. Vi abita pure la stirpe dei mufloni, e vi errano a grandi torme. Di rado i cacciatori vanno a spaventarli, e farne strage. Le specie dei volatili comuni nelle terre più alte dell’isola, aquile, avoltoi, sparvieri, falchi, ecc.; e le ricercate dai cacciatori, pernici, quaglie, beccaccie, tordi, merli, sono assai numerose. Delle fluviatili se ne trovano poche, e in piccol numero, chè la loro regione è nella maremma ogliastrina, giacente alquanto sotto.

Una porzione dei baonesi attendono alla pastorizia. Passano gran parte dell’anno nel monte e nelle lande, riparandosi entro meschine capanne, che là compongono di rami e frasche, e coprono di sala, o felce, dove convenga per la copia del pascolo e per l’opportunità delle acque stabilire la mandra. Educano vacche, capre, pecore, porci, e ciascuna specie nell’anno 1833 numerava capi quanti qui notansi: 400 le vacche, 2500 le capre, 1500 le pecore, 500 i porci: in somma delle somme circa 5000 capi, che prima della epizoozia dell’anno antecedente era forse maggior del doppio. Gli animali domestici sommavano a circa capi 800, come risultava da vacche mannalìte o siano domestiche 100, da buoi per l’agricoltura 50, da majali 200, da cavalli e cavalle 150, da giumenti 100. Essendo così poco numerose le specie, piccoli dovranno esserne i prodotti; e veramente nel detto anno la quantità dei formaggi non fu maggiore di 200 cantara, quella delle lane non avanzò le cantara 250, dei quali numeri appena un terzo rispettivamente passò nel commercio.

Molte sono le acque, che sgorgano da varie parti di Montessanto: quella di cui servesi la popolazione, trovasi alla distanza d’un quarto d’ora dal paese nel luogo appellato Osùno: è di molta bontà, e comparirebbe anche più abbondante, se si impedisse il suo disperdimento.

Scorre a due miglia dal paese il fiume Palmaèra, che nell’inverno per le continuate pioggie ricevute dai monti, onde move, ingrossa a segno, che spesso per lunghi mesi vieta ogni comunicazione col restante della provincia, e paralizza il piccol commercio, che si fa con Tortolì. Alcuni che sono troppo arditi, periscono miseramente avvolti nei gorghi, ed ogni anno parecchie famiglie hanno a deplorare la perdita di qualche necessaria persona. Gli è in così luttuose contingenze, che si vede per ciascuno la necessità dei ponti, e che si confessa senza questo comodo non si poter tenere in continua attività il commercio; ma poscia non vi si pensa più. Cotale incomodità e pericolo, preme e offende più li pochi coloni di Ardali, che o deggiono tentare il guado, o soffrire di restar separati dal paese principale per più settimane. Vengono i rami primari di questo fiume dai monti di Ursulèi, e di Talàna. Nel suo corso solca la terra da ponente a levante, passa tra Baunèi e Ardali, in distanza di un’ora da quello che restasi a tramontana, e di otto minuti da questo che sta al mezzogiorno, e va a scaricarsi nell’estremo punto del littorale, incontro alle isolette, che diconsi della Ogliastra. Quando le onde del levante ostruiscono la sua foce, allora si sparge e forma nel territorio di Lotzorài un lago, e se siano copiose le acque, distendesi verso lo stagno di Tortolì sino a comunicar col medesimo.

A distanza di tre miglia italiane nella già nominata regione di Èrtili era una popolazione, la quale cominciò a venir meno a cagione delle crudeli inimicizie che ardevano tra gli abitanti, alcuni de’ quali emigrarono, altri caddero nei conflitti. La pestilenza, quella forse del 348, compì la desolazione. Ardali. All’ostro-sirocco di Baunèi veggonsi le meschine reliquie di questo già considerevol paese. Ora è un piccol casale composto di poveri tuguri mal costrutti, e dipendente da Baunèi. Siede sul piano ad una temperatura calda anche d’inverno. Vi si patisce molto umido, ed il frequente ingombro di crasse nebbie esiziali. La popolazione numera circa 80 anime divise in 21 famiglie. In una nota di censimento parrocchiale del 1805 si trovano inscritte sole 44 anime. Gli è verso la metà del 1600, che li popolani di Ardali, come è fama, troppo offesi dalla cresciuta insalubrità dell’aria, cominciarono ad emigrare, ricoverandosi la maggior parte in Baunèi. A ridurla a numero sempre minore concorrea la suddetta causa delle mortali intestine dissensioni. Non essendo allora alcuna forza nell’isola, la quale valesse a reprimere e spegnere la concitazione delle passioni, il furore cresceva con lo sfogo, una vendetta instigava all’altra, e vere guerre civili faceano svanire le popolazioni, e desolavano i paesi.

Avvi una piccola chiesa sotto l’invocazione di s. Gioachino, dove il vice-parroco di Baunèi, se nol vieta il fiume, suole portarsi nei dì festivi a celebrare ed amministrare i sacramenti.

Le campagne di Ardali già aggregate all’agro baonese, sono amenissime, di forza stupenda nella vegetazione, e produttive di granaglie, vini e pascolo. Vi potrebbe ancor naturare qualche genere coloniale. Nella seminagione spandesi circa 100 star. di cereali e legumi, che si moltiplicano a più che non meriterebbe la poca arte che si adopra. Le vigne possono dare circa 10 mila quartieri di vin generoso.

Il bestiame distinto nelle solite specie di vacche, pecore, e porci, è in piccol numero, al quale se si aggiunga la somma dei domestici, tori, majali, cavalli, vacche mannalìte, e giumenti, forse non otterrassi un totale di 1000 capi.

Delle antichità osservabili nel territorio di Baunèi non si hanno ancora notizie distinte. Il Fara segna presso alla chiesa di santa Maria Navarresa il borgo, che abitò co’ suoi la figlia de re di Navarra, e forse era vicino il castello dell’Agugliastra, del quale egli fa menzione. In tanto vasta superficie, quanta calcolossi, non si conoscono che otto norachi, i più de’ quali sono poco men che distrutti. Meritano però essere osservati per qualche singolarità, che li distingue, e quello che trovasi a tramontana del paese in distanza di tre ore nella regione detta Ses-zàpulus, presso al quale si può vedere una caverna profonda circa 110 metri, in cui trovasi dell’acqua; e l’altro che torreggia nella regione di Sollàli in distanza dal paese di 6 ore.

Littorale. Dalla cala denominata di Luna, dove versa le sue acque un ruscello, lasciato il littorale del dipartimento di Orosèi, comincia quello della Ogliastra, il quale per una linea di circa 14 miglia termina dalla parte di levante la giurisdizione di Baunèi. Dopo quella foce comincia a sorgere Montessanto con una costa inospitale e inaccessibile, sulla quale veggonsi frondeggiare densissime selve, scorrere ruscelli cristallini, ed errare greggie ed armenti. Lungo la medesima è lecito veleggiare liberamente, chè nessuno scoglio nascondesi sotto le acque. La punta o promontorio di Montessanto trovasi alla latitudine 40° 9', ed alla longitudine orientale da Cagliari 0° 39'. Ivi levansi sublimi le balze, e pare che piombino sull’acque. Un breve rientramento della terra vi forma una calanca detta di Sìsini, che ha i fianchi forati da varie spelonche, nelle quali nidificano innumerevoli colombi. Quivi la profondità del mare è smisurata. Movendo da questa punta, si segue il corso per la linea delle ertissime rupi del monte: indi apresi il piccol seno di Serra Salìna, e trovasi in un vicino boschetto una fonte di ottime acque sufficienti a provvedere un’armata: ma l’accesso è vietato sempre che regnino i venti dalla parte del levante. Continuando nella direzione all’austro trovasi il suddetto scoglio piramidale dell’Aguglia, indi la punta Moro-negro, dove già abbassatesi gradatamente le alpestri eminenze, comincia a distendersi il livello delle maremme. Offronsi poscia alla vista luoghi piacevoli con rupi verdeggianti, mentre si va a vedere il piccol porto di s. Giovanni; dopo il quale trovasi la punta di s. Maria Navarresa circondata di scogli, sopra le cui rupi sorge la torre dello stesso nome, custodita da un alcaide con un artigliere e pochi soldati. Sotto il tiro del cannone stanno due grandi scogli di nude rupi, che vengon detti dai navigatori le isole d’Ogliastra. Entrasi poi nel porto di s. Maria Navarresa, in cui per ogni parte si possono tirare a terra i piccoli bastimenti. Vi frequentano genovesi, napolitani, siciliani e romani, per caricarvi formaggi, pelli, lardo, granaglie e vino, che è il principale articolo del commercio di questa provincia. Continuando questa spiaggia secondata da una verdeggiante rupe, vedesi sopra una piccola chiesa dedicata alla Nostra Donna, distante circa 60 passi dalla suddetta torre. Presso alla medesima vi fu fabbricato un magazzino con loggiato per depositarvi le derrate, che si devono imbarcare.

Passata poi la punta di Pietra rossa, così detta, per essere seminata di pietre di tal colore, e percorsa una spiaggia bianca, trovasi appresso la foce del Palmaèra, dove termina il lido di Baunèi.

Nessuno di questi popolani applicossi mai alla pescagione nel mare, onde non hanno neppure uno schifetto: rare volte ricercano nel fiume per le anguille e trote.

Nel suddetto piccolo porto di s. Maria Navarresa, e in altre cale di questo territorio, sono nei tempi anteriori all’815 avvenuti frequenti sbarchi di barbareschi, e si ebbero a patire danni gravissimi. Ma non sempre toccava la mala ventura ai baonesi od ardalesi, che ritrovavansi presso ai lidi. Pochi dei medesimi seppero più volte non solo ostare a quei masnadieri, perchè non si gittassero addentro le terre, e giusta il loro solito, andassero a sorprendere nel sonno le popolazioni, o ad assalirle mentre le persone che potrebbero far difesa mancavano; ma anche respingerli al lido, e ributtarli in mare; o attirarli in qualche insidia, ed ivi farne strage.

Molte azioni eroiche di valore si fecero in questi littorali, come nella maggior parte degli altri, dove era facile l’accesso; ma giacciono senza gloria, perchè non vi ebbe chi per onore della patria ne tramandasse a noi la memoria circostanziata; e quantunque la tradizione ne riferisca i principali avvenimenti, tuttavia dobbiam dolerci, che non ci abbia conservati i nomi dei prodi. Presso la punta di Moro-negro si è più volte domata la insolenza di que’ barbari, ed indi pesti ed insanguinati, partirono pentiti del loro temerario ardire.

Il comune di Baunèi con la sua dipendenza di Ardali è nel feudo d’Ogliastra, proprietà dei marchesi di Quirra (V. Ogliastra). Comprendesi per l’amministrazione della giustizia nel mandamento di Tortolì, ed in questo capo-luogo è stabilita la curia.

Siccome però era troppo gran dispendio e molestia dover anche per affari e questioni di poco interesse andare colà per aver ragione, e ciò non era sempre possibile per l’impedimento del fiume nell’inverno, quindi si usò di eleggere un maggior di giustizia, il quale risponde sopra i minori negozi. Per le prestazioni feudali, vedi il citato articolo.

Da Baunèi sono coscritti 36 individui, e 6 da Ardali per lo battaglione dell’Ogliastra de’ corpi miliziani barracellari.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Baunei
Nei primi giorni del mese di agosto a Baunei grandi festeggiamenti in onore di Sant’Antioco. Per Ferragosto, invece, festa popolare dove è possibile gustare ottimi salumi e formaggi.